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Il Daniel K. Inouye Regional Center

Una sede ecologica High-Tech per il Daniel K. Inouye Regional Center, a Pearl Harbor

Traduzione tratta dall’articolo originale Ecological Design Shapes High-Tech Headquarters at Pearl Harbor” di  https://lineshapespace.com/ecological-design-pearl-harbor/ 

 

A meno che non facciate parte di un tour della USS Missouri, è necessario avere uno specifico badge per visitare Ford Island, e dovete trovarvi come minimo sul sedile posteriore di una macchina federale, come è successo a me, per poter transitare attraverso l’Admiral Clarey Bridge e superare il posto di blocco ed arrivare finalmente sulla desolata isola di Pearl Harbor.

Io mi trovavo lì per visitare la nuova sede del National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). In macchina con me c’era Patty Miller, coordinatrice della formazione del NOAA, che aveva accettato di farmi visitare il Daniel K. Inouye Regional Center (nome con cui è noto l’edificio), lo scorso dicembre.

UN CENTRO ECOSOSTENIBILE

Progettato da HOK, il LEED Gold ospita circa 800 dipendenti provenienti da tutta Oahu, in un’unica struttura, inglobando, insieme agli uffici, anche i laboratori ed i serbatoi di acqua marina utilizzati per la degenza delle tartarughe marine e delle foche monache ferite. È stato completato nel 2014, dopo 10 anni di lavori.

L’edificio misura circa 100.000 metri quadrati ed è composto da tre strutture. Gli architetti hanno ristrutturato i due vecchi hangar progettati, nel 1939, da Albert Kahn, unendoli tramite una nuova struttura in acciaio e vetro di tre piani. Diverse tecnologie all’avanguardia, tra le quali un complesso sistema di raffreddamento passivo mai utilizzato prima alle Hawaii, permettono alla struttura di consumare circa la metà dell’energia di un edificio tradizionale. Questo equilibrio fatto da ristrutturazioni conservative, design ecologico ed architettura potrebbe dar vita a nuove progettazioni di edifici alle Hawaii.

FORD ISLAND: UN SITO STORICO A “RISCHIO DI SVILUPPO”

Honolulu sta vivendo un boom edilizio senza precedenti ed attualmente sono in costruzione diverse nuove strutture che necessitano di una progettazione eco-sostenibile. Nota gli autoctoni hawaiani come Moku’ume’ume, Ford Island è stata per anni un luogo rurale in cui si allevavano capre e si coltivava la canna da zucchero, oltre ad ospitare la nota base navale.

Si è trasformata in un ‘ground zero’ dopo l’attacco a Pearl Harbor nel 1941, costato la vita ad oltre 2.400 soldati americani. L’isola è tutt’ora una base militare attiva, gestita dalla marina americana. Nel 2001, il National Trust for Historic Preservation ha inserito Ford Island tra gli 11 siti storici più a rischio del paese. La minaccia principale? Lo sviluppo.

Uno degli hangar sopravvissuti all'attacco di Pearl Harbour

Uno dei due hangar progettati da Kahn sopravvissuti all’attacco di Pearl Harbour. Courtesy NAVFAC.

IL PROGETTO: TRA TRADIZIONE E CONTEMPORANEITA’

 

Così, quando il NOAA e la sua squadra hanno proposto di riutilizzare gli hangar progettati da Kahn, sopravvissuti all’attacco del 1941, l’idea è stata immediatamente accolta, nonostante la preoccupazione.

Come conservare edifici vecchi di 70 anni e ristrutturarli in maniera da poter ospitare istituti come il National Weather Service’s Tsunami Warning Center?

Dato che il sito è da sempre un punto di riferimento nazionale, gli architetti erano tenuti a preservare la struttura originale e a sottoporre i proprio progetto ad una commissione che comprendeva rappresentanti del National Trust, del National Park Service, uno storico della Fondazione Hawaii, l’office of Hawaiian Affairs, la State Historic Preservation Division e l’Advisory Council on Historic Preservation.

Atrio del Centro

L’atrio del Daniel K. Inouye Regional Center. Courtesy Alan Karchmer Photography.

 

I primi disegni – caratterizzati da forme curvilinee – sono stati accolti con una certa resistenza dai rappresentanti delle varie delegazioni, dice Glenn Mason, presidente di Mason Architects e consulente del progetto. ‘Lavorando con enti che si occupano della preservazione storica, abbiamo capito che volevano qualcosa che fosse complementare agli edifici stessi, e non un elemento derivato da essi’, dice Paul Woolford, capo designer dell’ufficio Hok di San Francisco. ‘I primi progetti erano forse troppo differenti dall’originale. Quindi abbiamo creato qualcosa di contemporaneo e moderno e non un mero simulacro degli edifici storici, un elemento adattato alla struttura originale.

 

COME FUNZIONA IL SISTEMA DI RAFFREDDAMENTO PASSIVO

 

Ma una cosa non poteva essere cambiata: l’elemento di raffreddamento che gli architetti avevano inserito in cima all’edificio. Il sistema di raffreddamento passivo proposto per la prima volta alle Hawaii è il capostipite della strategia di sostenibilità legata al progetto e si basa sullo sfruttamento dei venti alisei dell’isola per raffreddare l’edificio, senza l’utilizzo di ventilatori meccanici. HOK ha messo in chiaro che gli elementi erano essenziali nel disegno dell’edificio (ed i vantaggi ambientali hanno contribuito a convincere il comitato) ma ha accettato di ridurre le loro dimensioni al minimo. Secondo Mason, gli elementi sono stati pesantemente modificati durante la fase di riprogettazione. Non avrebbero potuto andare oltre il tetto dell’edificio esistente, secondo le indicazioni del comitato, ed avrebbero dovuto essere rimovibili, per ‘permettere alle future generazioni di riportare l’edificio al suo stato originale’ ha detto Woolford.

Il sistema di raffreddamento passivo funziona alla rovescia rispetto ad un classico refrigeratore.

Comne funziona il sistema di raffreddamento passivo

Il sistema di raffreddamento passivo progettato per il Daniel K. Inouye Regional Center. Courtesy HOK.

 

 

Giuseppe Ferraro, dirigente della Ferraro Choi e consulente dei progetto, sostiene che che il sistema è in grado di pompare sul tetto l’acqua marina recuperata fino a 40 metri di profondità. L’acqua così estratta, ha una temperatura di 58 gradi Farhenheit, perfetta per gli elementi refrigeranti. L’aria catturata dalle bobine in cima all’edificio, una volta raffreddata, scende all’interno della struttura attraverso un camino termico e da lì viene distribuita nella struttura.

Ma il sistema non ha funzionato correttamente, in un primo momento.

Quando l’edificio è stato aperto è stato occupato solo parzialmente. Il sistema di ventilazione si basa sul calore del corpo umano per raffreddare l’aria e la mancanza di personale all’interno degli uffici ha ridotto la potenzialità del sistema di raffreddamento, non permettendo un flusso d’aria adeguato.

Oggi, con l’edificio occupato quasi a pieno regime, Woolford dichiara che il sistema è finalmente in grado di funzionare come previsto, migliorando del 60% l’efficienza della struttura. La riduzione dell’illuminazione tradizionale ha inoltre contribuito al risparmio energetico dell’edificio. Come quasi tutti gli edifici del XX secolo, gli hangar di Kahn sfruttavano al massimo la luce del giorno, ma erano pieni di uffici e sale riunioni, che ostacolavano la luce diurna.

Area pranzo del centro

L’area pranzo del Daniel K. Inouye Regional Center. Courtesy Alan Karchmer Photography.

 

PROGETTARE ECOSOSTENIBILE CON AUTODESK REVIT

 

Grazie all’uso di Autodesk Revit, il team di Wookford ha costruito un modello 3D per analizzare il percorso della luce solare all’interno dell’edificio. Grazie a queste informazioni sono state create decine di aperture sul soffitto dell’hangar. Sono state installate strutture adatte a riflettere la luce solare da diffondere all’interno dell’edificio, sostenute da cavi d’acciaio ed utilizzate con un duplice scopo: ridurre la dispersione della luce diretta e riflettere nuovamente la luce sul soffitto se troppo intensa in determinati momenti della giornata.

Secondo gli architetti, questa tipologia di impianto passivo riduce i carichi di illuminazione di circa il 50% (con notevoli risparmi alle Hawaii, dove il costo di un kilowatt-ora di elettricità è tre volte superiore al costo medio degli Stati Uniti).

Woolford segnala che l’utilizzo di Revit ha permesso agli architetti ‘di effettuare i test sulle loro idee di progetto e di averne poi la conferma del funzionamento in maniera diretta, dato che il governo locale non aveva intenzione di avallare una fase sperimentale’. La maggior parte degli hawaiani non visiterà mai il Daniel K.Inouye Regional Center perché Ford Island non è accessibile al pubblico ma Woolford segnala che ci sono importanti lezioni da imparare dal modo in cui è stato realizzato il progetto, che risponde perfettamente ai canoni ecologici unici delle Hawaii. ‘Ci sono cose che possiamo apprendere solamente da un fenomeno naturale’, ha detto. ‘L’aria, l’acqua, il movimento terrestre. Soprattutto alle Hawaii, progettisti e costruttori e tutti coloro che lavorano alla costruzione degli edifici, potrebbero imparare molto dall’ecologia locale e dalle specificità di un luogo come questo’.

Il Daniel K. Inouye Regional Center.

Il Daniel K. Inouye Regional Center. Courtesy Alan Karchmer Photography.

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